La storia del Granone Lodigiano P.A.T.

Il «Capostipite» di tutti i formaggi della sua categoria

Lasciati trasportare indietro nel tempo: chiudi gli occhi, senti ancora l’aroma caldo del latte appena munto e il rintocco lento delle campane dell’abbazia. Il Granone Lodigiano nasce qui, quando l’Italia era solo un mosaico di campi e conventi. In ogni scaglia vive la tenacia di chi ha custodito, con pazienza e orgoglio, un sapere che ha attraversato i secoli e superato mode passeggere senza mai perdere la sua purezza. Questo formaggio non è solo un’eccellenza gastronomica, ma un atto d’amore lungo secoli: la sua storia potrebbe cambiare per sempre il modo in cui assapori la tradizione.

Parte 1

Parte 1

Bella Lodi e Il Granone Lodigiano P.A.T.

Varcare la soglia del nostro caseificio significa entrare in una storia che da quattro generazioni vive di formaggio. Ad accoglierti c’è Secondo Pozzali, che insieme ai fratelli guida oggi l’azienda di famiglia. Siamo nelle campagne vicino a Lodi, la città che più di ogni altra ha fatto di questa tradizione un’arte quotidiana.

Qui, tra fiumi generosi e prati ricchi, è nato il Granone Lodigiano, capostipite di tutti i formaggi della sua categoria. In questo primo capitolo scoprirai come la terra lodigiana e la passione della famiglia Pozzali abbiano dato vita a un gusto unico, rimasto autentico attraverso i secoli.

Parte 2

Parte 2

La nascita e l'importanza storica

Immagina le campagne lodigiane dell’Ottocento: ogni grande cascina pullula di vita e custodisce il proprio “cason”, il cuore dove il latte si trasforma in tesoro. Erano più di 800, e in ognuno di essi prendeva forma il Granone Lodigiano, il capostipite dei formaggi a lunga stagionatura.

Ma il viaggio comincia molto prima, attorno al 1200, tra le mura dei monasteri cistercensi: i monaci, di fronte all’abbondanza di latte, idearono un metodo rivoluzionario per “mettere al sicuro” quell’oro bianco, dando vita a un formaggio destinato a reggere il peso del tempo senza perdere sapore.

Parte 3

Parte 3

La storia documentata

Nel tempo il Granone Lodigiano superò i confini delle sue campagne originarie e, grazie anche all’abilità dei commercianti emiliani, conquistò i mercati d’Europa diventando un ospite ambito sulle tavole più raffinate.

Quel successo attirò perfino l’attenzione di Napoleone, che nel 1796 inviò lo scienziato Gaspard Monge a indagarne i segreti. Partito da Parma, Monge finì per bussare proprio alle stalle di Lodi, dove annotò ogni passaggio di quell’arte casearia che il mondo stava imparando ad ammirare.

Le prove restano tutt’oggi in un affresco seicentesco custodito a Cremona: su una tavola imbandita, una fetta di Granone Lodigiano dalla crosta scura spicca accanto a pere succose.

Nell’Ottocento la guida Baedeker—l’equivalente della Michelin di allora—confermava che il “formaggio rinomato” nasceva in territorio lodigiano; perfino Giacomo Leopardi, in versi scherzosi del 1812, lo esaltava come “lodigiano cacio” degno di fianco ai “pugliesi maccheroni”.

Parte 4

Parte 4

La temporanea scomparsa del Granone

Ci fu un tempo in cui il Granone Lodigiano smise quasi di farsi sentire: i grandi casoni chiudevano uno dopo l’altro e la voce del formaggio nero si abbassò fino a diventare un sussurro custodito da pochi casari.

Proprio a due passi dal nostro caseificio sorge il Santuario della Madonna delle Fontane, dove un ex-voto singolare racconta come quel filo di tradizione non si spezzò mai: una statua raffigura la Madonna seduta su quattro forme scure di Granone.

È il ringraziamento di un commerciante che, dopo aver caricato il formaggio in una piccola latteria, fu sorpreso da una bufera di neve; salvato – così credeva – per intercessione divina, fece scolpire quell’immagine perché nessuno dimenticasse il dono che portava con sé.

Parte 5

Parte 5

La rinascita del Granone

Oggi il Granone Lodigiano non è un ricordo: è un P.A.T. vivo, tutelato da Regione Lombardia e custodito – con rigore assoluto – solo da Bella Lodi.

Tre ingredienti, sempre gli stessi: latte locale, caglio, sale. A firmare il suo profilo cromatico e aromatico c’è immancabilmente un velo di zafferano, eredità monastica che tinge la pasta di sfumature dorate e ne esalta il bouquet.

Ogni forma supera i 50 kg, matura per almeno ventiquattro mesi e, quando lascia il caseificio, porta un numero progressivo e la firma a mano del casaro: la prova che stai incontrando un pezzo unico.

Questa rinascita riannoda i secoli: già nel Seicento Bartolomeo Stefani scriveva in L’arte del ben cucinare di “formaggi così squisiti che il lodigiano non si può nominar che non si lodi”. Quel giudizio oggi torna a farsi assaggio.

Scopri ogni dettaglio del Granone Lodigiano P.A.T.

Ripercorri i suoi nove secoli di storia e scopri perché questo formaggio è diventato un simbolo del territorio lodigiano.

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